E se volessimo trovare due parole, due sole parole, per parlare di Pisciotta?

Hanno scritto che somiglia a una sorta di ponte. Un ponte capace di congiungere dimensioni differenti, talvolta addirittura in contrasto. Il mare e la terra, ad esempio; ma anche il passato e il futuro, che qui prendono le forme di un ‘ieri’ molto ben conservato e di un ‘domani’ non sempre agevole da immaginare, ma sicuramente sfidante. Soprattutto, però, Pisciotta è un luogo vivo. Vivo perché ha consapevolezza profonda della sua diversità culturale; perché è abitato da una Comunità che a quella diversità sa dare forma e respiro; e, più di ogni altra cosa, perché questo paese non si rassegna, né soccombe dinanzi alla minaccia dello spopolamento.

Mare d’estate, mare di pesca; mare di storie e di tradizioni.

Dove la terra finisce, è lì che il mare incomincia.

Mare d’estate, mare di pesca; mare di storie e di tradizioni. Mare per tutti, perché tanti mari diversi dentro un unico, infinito mare azzurro. Per tanti, Pisciotta è vacanza: le spiagge di sabbia sono belle, le acque limpide. Qui, però, mare significa anche fatica: quella dei pescatori, che praticano il lavoro più duro e bello del mondo. Capaci di tenere vive tradizioni preziose, altrove andate perdute.

La pesca con la menaica, una rete a maglia unica, che ormai si pratica solo qui: da aprile a luglio, nelle giornate di mare calmo. Con la stessa passione, porta avanti la sua opera l’ultimo mastro d’ascia. Tra le sue mani, molte vecchie barche in legno trovano una nuova giovinezza. E nuove imbarcazioni a vela latina prendono il mare per la prima volta, portando con sé, orgogliose, i segni di un sapere antico.