E se volessimo trovare due parole, due sole parole, per parlare di Pisciotta?
Hanno scritto che somiglia a una sorta di ponte. Un ponte capace di congiungere dimensioni differenti, talvolta addirittura in contrasto. Il mare e la terra, ad esempio; ma anche il passato e il futuro, che qui prendono le forme di un ‘ieri’ molto ben conservato e di un ‘domani’ non sempre agevole da immaginare, ma sicuramente sfidante. Soprattutto, però, Pisciotta è un luogo vivo. Vivo perché ha consapevolezza profonda della sua diversità culturale; perché è abitato da una Comunità che a quella diversità sa dare forma e respiro; e, più di ogni altra cosa, perché questo paese non si rassegna, né soccombe dinanzi alla minaccia dello spopolamento.

Dove il cielo finisce, è lì che la terra incomincia.
Dici un paese, ma Pisciotta sembra qualcosa di più. Un sistema complesso, fatto di terra, di mare e di cieli. Cieli, sì: perché cambiano, come cambiano le stagioni. E poi la terra, che non è solo terra: ma un impasto di bellezza, tempo, volontà, tenacia. La bellezza è una dote che Pisciotta porta con sé, da sempre. Il tempo, per mano dell’uomo, ha arricchito la terra di altra bellezza: borghi storici a picco sul mare; non solo vicoli e piccole piazze, ma anche chiese, cappelle gentilizie, palazzi nobiliari.
E poi la volontà di rendere quella terra sempre più feconda: con un’agricoltura che, secolo dopo secolo, ha dato forma e ordine al territorio grazie a chilometri di muri a secco, terrazzamenti, piccoli sentieri. Un pezzo di mondo, molto ben organizzato, che gira tutto intorno a lui: sua maestà l’olivo pisciottano, che mai potrebbe crescere così bene, portare tanto frutto, divenire centenario se la gente di qui non fosse così straordinariamente tenace.

Mare d’estate, mare di pesca; mare di storie e di tradizioni.

Dove la terra finisce, è lì che il mare incomincia.
Mare d’estate, mare di pesca; mare di storie e di tradizioni. Mare per tutti, perché tanti mari diversi dentro un unico, infinito mare azzurro. Per tanti, Pisciotta è vacanza: le spiagge di sabbia sono belle, le acque limpide. Qui, però, mare significa anche fatica: quella dei pescatori, che praticano il lavoro più duro e bello del mondo. Capaci di tenere vive tradizioni preziose, altrove andate perdute.
La pesca con la menaica, una rete a maglia unica, che ormai si pratica solo qui: da aprile a luglio, nelle giornate di mare calmo. Con la stessa passione, porta avanti la sua opera l’ultimo mastro d’ascia. Tra le sue mani, molte vecchie barche in legno trovano una nuova giovinezza. E nuove imbarcazioni a vela latina prendono il mare per la prima volta, portando con sé, orgogliose, i segni di un sapere antico.


